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Si cercherà con questo contributo di proporre delle argomentazioni in merito alla possibile introduzione giuridica del green-pass. Non è ancora stato chiarito da parte delle autorità competenti a quali ambiti e contesti sociali tale obbligo possa applicarsi, ma sembra che lo Stato italiano vorrebbe imporre al cittadino un obbligo giuridico alla vaccinazione Covid-19 la cui inosservanza produrrebbe una sanzione consistente nella impossibilità di frequentare alcuni luoghi pubblici come cinema, palestre, piscine, teatri e centri commerciali. Si è anche iniziato a discutere della possibile esclusione dal luogo di lavoro. Il cittadino che in questo momento nutre dei dubbi e che ha scelto di non vaccinarsi rischia di trovarsi, a breve, in una società che lo escluderebbe di fatto dalla vita sociale. Tale obbligo discende dalla necessità di tutelare la salute collettiva dall’emergenza sanitaria dovuta all’infezione Sars-Cov-2. Su tale argomento rimando anche al mio precedente articolo “L’obbligo vaccinale tra etica e diritto”.

Al fine di analizzare la questione si prenderà anche spunto dall’articolo del ilsole24ore del 17 luglio 2021 a cura di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani dal titolo “Ecco perché il Green pass è costituzionale e può limitare alcune libertà”.

È doveroso fare una premessa che potrebbe apparire inutile e scontata, ma che ritengo essenziale. 

Gli enunciati normativi, di cui si sostanzia il discorso del diritto, non possono non avere una struttura logica. Certo, i discorsi giuridici contengono principalmente proposizioni prescrittive a differenza dei discorsi conoscitivi che si rifanno a prescrizioni descrittive. 

Esempio famoso di questo meccanismo legale è il principio di imputazione di Kelsen: la norma prevede: (a) un comportamento lecito; e, (b) ogni comportamento contrario implica la somministrazione di un provvedimento di sanzione (negativa).  

Sottolineata questa ampollosa differenza, è bene enunciare quello che sarebbe ovvio (ma che oggi non lo è) e cioè che l’argomentazione giuridica deve sempre sottostare alla logica. Peraltro, se il diritto è irrazionale cosa ci dice che sia meglio di qualsiasi opinione (doxai) dell’uomo della strada? 

La formazione di una norma giuridica deve essere costruita attraverso un ragionamento per cui da determinate premesse si giunge coerentemente a delle conclusioni. La previsione in una legge di un determinato comportamento (la vaccinazione) e la conseguente sanzione in caso di inosservanza dovrà, per forza di cose, avere come presupposto (come premessa) la tutela di un bene giuridico (in questo caso la salute collettiva). Vorrei analizzare con questo contributo questo presupposto, la premessa che può rendere valido il ragionamento. In altri termini vorrei argomentare sul presupposto che la salute collettiva sia così tanto in pericolo da poter giustificare normativamente un obbligo vaccinale. 

L’articolo del ilsole24ore sopra richiamato non argomenta sulla emergenza sanitaria che porrebbe a rischio la salute collettiva, ma la pone come già acquisita. Per cui, se la salute collettiva corre un grave pericolo, l’art. 32 della Costituzione è chiaramente applicabile e un obbligo vaccinale potrebbe essere previsto per legge se è l’unico modo di salvaguardare un’intera comunità di persone. Ma è proprio così? Nel rispondere a questa domanda cercherò di utilizzare un linguaggio molto semplice proprio al fine di rendere comprensibile a chiunque il seguente ragionamento. 

  1. Il Covid si può curare ed è così pericoloso come ci viene detto in televisione? Sì, il covid può essere pericoloso, ma ad una condizione: che il paziente non venga curato in tempo;
  2. La cura esiste? Si, perché ci sono dei medici che hanno curato il Covid in tempo e hanno ottenuto risultati sorprendenti. Il 97% di pazienti guariti a casa. Il 3% ospedalizzati e poi guariti. Nessun decesso. Migliaia di persone guarite perché curate in modo corretto. In mancanza di cure adeguate si rischia un aggravamento, l’ospedalizzazione e in casi estremi il decesso. https://www.terapiadomiciliarecovid19.org/ e https://ippocrateorg.org/2020/11/26/come-si-affronta-il-covid-19/
  3. Le autorità competenti cosa hanno proposto di fare, sino ad oggi, dall’inizio della presunta pandemia da febbraio 2020? Quali indicazioni hanno ricevuto i medici di base dalle autorità competenti? Sembrerà incredibile ma hanno proposto un protocollo che ha solo danneggiato la salute dei cittadini. Al primo posto hanno consigliato la tachipirina, che riduce le difese immunitarie (http://www.assis.it/paracetamolo-e-fans-nella-1a-fase-di-una-covid-19-perche-no/), e la vigile attesa che ha gettato nel panico e nella paura persone lasciate sole dal proprio medico. Non hanno consigliato le vitamine (come la C e la D), una sana alimentazione e attività fisica che invece rafforzano il sistema immunitario. Quindi in Italia sono morti migliaia di cittadini che potevano essere salvati. Il Covid-19 se preso all’inizio è curabile a casa. 
  4. Quanto è grave il Covid-19? La mortalità del Covid oscilla tra lo 0,3 e lo 0,6%. Inoltre non si comprende e non è certificato e documentato che i decessi siano avvenuti a causa del covid o con il covid, pertanto la percentuale di mortalità potrebbe essere molto più bassa. Basti leggere qualsiasi report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da Sars-Cov-2 in Italia dell’Istituto Superiore di Sanità per comprendere che quanto detto corrisponde a quanto poc’anzi scritto. Difatti i decessi non vengono correlati in modo causale al Covid, ma solo associati alla sua positività. (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia). Inoltre, si evince chiaramente che l’età media delle persone che muoiono sono 81 anni per gli uomini e 86 per le donne. Muoiono soprattutto persone che hanno già gravi patologie pregresse, pertanto i cittadini devono essere informati non con paura e terrore ma con dei consigli per mantenere una salute il più integra possibile. Il tasso di sopravvivenza a questa infezione è per la fascia di età 0-19 anni del 99,997%; 20-49 anni del 99,98%; 50-69 anni del 99,50%; più di 70 anni del 94,60% (CDC (Centers for Disease Control and Prevention): https://www.cdc.gov/). 
  5. La comunicazione da parte delle istituzioni e dei mezzi di informazione sull’emergenza sanitaria si basa soprattutto sul numero dei contagi. Essere contagiati non significa essere malati. La maggior parte dei contagi sviluppa l’assenza di sintomi. Solo lo 0,4% dei positivi al Covid finisce in terapia intensiva (https://lab24.ilsole24ore.com/coronavirus/).  

Da questa breve e modesta analisi sui presupposti dell’emergenza sanitaria cosa ne viene fuori? Che un pericolo attuale sulla salute collettiva non è così fondato da prevedere e giustificare un obbligo vaccinale. Allo stato attuale, inoltre, mancano tutti i presupposti di certezza scientifica per imporre l’obbligatorietà del vaccino. La situazione di sperimentalità dei vaccini anti COVID-19 non garantisce nessuna certezza di non trasmissibilità del virus da parte delle persone vaccinate e nessuna certezza di immunità dal virus; evidenze invece rivelano la possibilità di complicanze vaccinali talvolta anche gravi.

Vorrei, altresì, soffermarmi brevemente sulla differenza che intercorre tra i termini rischio e pericolo. La risposta alla domanda potrebbe essere quella di andare a vedere le definizioni presenti nel D.Lgs 81/08. Il Testo Unico sulla sicurezza infatti definisce il rischio ed il pericolo come segue:

Pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni.

Rischio: probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione.

Semplificando, il pericolo è un qualcosa che c’è sempre ed è legato alla semplice presenza di qualcuno o qualcosa. Il rischio è connesso alla probabilità statistica del verificarsi di un danno. 

Se guardiamo con attenzione alla situazione sanitaria del coronavirus è facile scorgere che è assolutamente assente un pericolo attuale ma solo un rischio probabilistico di poter contrarre l’infezione con un minimo rischio di ammalarsi gravemente per le considerazioni sopra esposte. 

Pertanto, essendo assente  la premessa fondamentale del pericolo attuale per la salute collettiva, non è pensabile neanche lontanamente l’applicazione di un obbligo vaccinale.

Un’imposizione di un trattamento sanitario o la limitazione di fondamentali diritti individuali deve sempre risultare proporzionata rispetto al soddisfacimento delle reali e attuali esigenze della collettività. D’altro canto, la sussistenza dell’interesse della collettività alla salute non può comunque giustificare l’imposizione di trattamenti idonei a cagionare un danno alla salute individuale. Il vantaggio alla salute collettiva deve essere qualificato e sottoposto a una più rigorosa ponderazione. Nessun individuo è tenuto a sacrificare la propria salute a vantaggio della salute collettiva, atteggiandosi non più a soggetto di diritto ma a mero oggetto, sul quale si agisce per ottenere un risultato utile alla comunità. Al riguardo la giurisprudenza costituzionale ha chiarito che le conseguenze negative del trattamento sulla salute dell’individuo, obbligato a sottostare a esso, sono da ritenersi “tollerabili” soltanto se sono caratterizzate da “temporaneità” e “scarsa entità” (Corte Costituzionale, sentenza n. 307/1990). Pertanto bisogna stare attenti al concetto di interesse generale e collettivo in quanto potrebbe trasformarsi e deformarsi in un’espressione ambigua e caratterizzata da una speciale equivocità seduttiva.

Alla luce di tutto quanto esposto e considerato, trovo non conforme alla logica e, poi, al diritto prevedere una legge che limiti diritti e libertà fondamentali della persona tramite il così detto green-pass. L’individuo, totalmente assuefatto e addormentato da decenni di manipolazione televisiva e consumistica, non si accorge di tutto questo e sposa con tutto se stesso la comunicazione istituzionale. Comprendo benissimo che è difficile ammettere a se stessi che viviamo in un’epoca in cui lo Stato non vuole il nostro bene. Svegliarsi di colpo e ritrovarsi catapultati in una società gerarchica e in uno regime democratico totalitario è dura da ingoiare. Lo comprendo, ma abbiamo tutti il dovere etico di risvegliarci alla ragione per difendere i valori costituzionali oggi in pericolo. 

Chi è stato contagiato dal virus della narrazione televisiva attraverso la quale viene ogni giorno e ininterrottamente, da un anno e mezzo, annunciato e gridato il pericolo di ammalarsi per un’infezione che, oggi 21 luglio 2021, è praticamente inesistente, è ormai un cittadino che inconsapevolmente ignora che la sua assenza di lucidità potrebbe provocare il disfacimento della nostra democrazia. Basterebbe per costui osservare la realtà che lo circonda tutti i giorni per comprendere che la paura della malattia è solo una proiezione dentro la sua testa. Quando l’immaginazione e l’apparenza vengono percepiti dalla nostra mente come realtà e quando un’intera comunità non riesce più a distinguere la verità dalla bugia, come non potrebbe chiamarsi altrimenti questa situazione se non schizofrenia individuale e collettiva? Stiamo vivendo una malattia sociale per cui la normalità diventa patologia, l’adattamento dell’individuo a questa società produce schizofrenia. All’individuo vengono richiesti atteggiamenti e stati mentali che ne compromettono la sua salute psichica per cui viene smarrito il principio di realtà. A nulla valgono i ragionamenti, le riflessioni e le argomentazioni. Qualsiasi legittimo dubbio espresso da un cittadino, anche da un medico, sul racconto della pandemia viene posto sotto attacco, silenziato e etichettato attraverso parole come novax, negazionista, complottista. Queste non sono parole, ma solo il sintomo della volontà di non voler ragionare, di chiudere qualsiasi possibilità di argomentare e capire. Mai come oggi, è sotto attacco la struttura logica del discorso, del senso del parlare e del pensiero razionale e tale attacco è costruito dai mezzi di comunicazione di massa in modo organizzato e capillare. Purtroppo il cittadino medio non se ne rende conto. La razionalità è stata sostituita dalla paura e, per questo motivo, ogni tentativo di riportare il cittadino alla ragione fallisce. È stato distorto il senso del linguaggio per utilizzarlo contro il cittadino stesso che, nel ventunesimo secolo, non è più in grado di pesare le parole, di osservare i volti e dentro i discorsi. Forse è troppo esausto per occuparsene. 

E bene, quando questo accade, quando un’intera comunità perde il senno, il potere, il lupo trionfa. 

Nella normalità contemporanea trova espressione un processo patologico che si concretizza in una crescente incapacità delle persone “normali” di stabilire un rapporto diretto con la realtà. 

La normalità, però, non è assomigliare a un modello imposto dall’alto. La normalità è essere se stessi, è essere umani, significa essere a contatto con quelle radici profonde dell’etica che ci rendono qualcosa di più dei nostri impulsi. 

Comments(10)

    • Romina

    • 2 mesi ago

    Come sempre nei tuoi articoli, vi è una analisi chiara ed esaustiva, ricca di riferimenti. Il ragionamento è logico e sensato, ma, come hai già detto tu, la paura fagocita ogni nesso logico e ogni possibile atteggiamento umano.
    Romina

      • domenicoconversa

      • 2 mesi ago

      Grazie Romina, dobbiamo sempre cercare di rispondere alla irrazionalità con il pensiero e il ragionamento. Grazie ancora per il tuo commento

    • Maria Rita Francioni

    • 2 mesi ago

    Articolo chiarissimo che rispecchia il mio pensiero, ma pultroppo, non c’è peggior sordo di chi non vuol capire!

      • domenicoconversa

      • 2 mesi ago

      Grazie per il commento. In ogni caso dobbiamo cercare sempre di produrre ragionamenti e riflessioni sensate.

    • Erminia Notargiacomo

    • 2 mesi ago

    Grazie per aver pubblicato questo articolo, mi aiuta molto a fissare uno schema logico di riflessione su quanto ci sta accadendo, e a proporla ad altri.
    Abbiamo tanto bisogno di capire con parole vere

      • domenicoconversa

      • 2 mesi ago

      Trasmettere ragionamenti e argomentazioni è un nostro dovere come cittadini. Grazie per le tue parole

  1. […] LEGGI ANCHE >> Il green-pass: la perdita della ragione e l’elogio della normalità […]

    • Giovanni

    • 1 mese ago

    Grazie Domenico, il tuo ragionamento è logico e impeccabile. Il problema è che si inserisce in quadro generale di totale illogicità. Però è un granellino importantissimo perché contribuirà a scardinare l’ingranaggio quasi perfetto della macchina mediatica…

      • domenicoconversa

      • 1 mese ago

      Grazie Giovanni per il tuo commento. Dobbiamo continuare a sostenere la logica e il ragionamento per non cadere nello sconforto e nel senso di impotenza.

    • Francesco Paolo Schettini

    • 1 mese ago

    Ritornare ad essere Esseri Umani

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