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liberta è partecipazione-01

L’uomo nel corso della sua millenaria storia ha cercato di organizzarsi in comunità affidandosi non solo ai propri istinti sensoriali, ma anche alla produzione culturale e tecnologica. Le regole del vivere sociale che l’essere umano ha costruito di volta in volta durante la sua ascesa storica, hanno avuto il principale obiettivo di realizzare comunità di persone per il raggiungimento di due obiettivi:

i) protezione individuale e collettiva dalle potenziali ingerenze di altre forze esterne;

ii) protezione individuale e collettiva dalle ingerenze interne del potere contro la libertà.

La forma organizzativa è mutata durante le varie epoche, ed oggi ha raggiunto, almeno nel mondo occidentale, quella della democrazia: il popolo che governa i processi decisionali e organizzativi della comunità attraverso la così detta rappresentanza indiretta. Una struttura piramidale in cui un piccolo gruppo di persone, su mandato elettivo della maggioranza, governa interi popoli. Questo modo di strutturarsi e organizzarsi si realizza anche in piccola scala allorquando gruppi di persone vorrebbero operare e contribuire alle decisioni pubbliche. Si pensi alle associazioni e ai partiti. Forse quando in un futuro lontano l’uomo si emanciperà culturalmente e spiritualmente, non sarà più necessaria la democrazia o altro metodo organizzativo comunitario, perché la società sarà retta unicamente da persone con un alto senso civico e solidaristico per cui la ragione e la giustizia guideranno le società perché insite nella stessa costruzione dell’identità di ogni singolo cittadino. Purtroppo, per il momento siamo ben lontani da questo tipo di emancipazione dell’individuo e, per forza di cose, dobbiamo costruire le nostre società attraverso il metodo della rappresentanza indiretta. Non è possibile lasciare ad ogni cittadino, ad una massa informe di persone, il libero governo di una nazione attraverso le opinioni personali, le buone intenzioni e lo spontaneismo. Sarebbe il caos. Per questo motivo l’art. 1 della nostra Carta costituzionale prevede espressamente che La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.Nel senso che il popolo esercita la sovranità nel rispetto delle regole che la stessa Costituzione si è predeterminata. È possibile partecipare alla vita pubblica per determinare e influenzare le decisioni politiche tramite le regole che un’intera comunità si attribuisce con il contratto sociale a cui tutti gli individui devono attenersi. Nel caso in cui una minoranza volesse partecipare all’azione politica per contestare l’attività di governo, rivendicare la difesa di determinate libertà oppure chiedere il riconoscimento di ulteriori diritti, non potrebbe che utilizzare gli strumenti che la stessa società si è data. La nostra Costituzione prevede all’art. 49 che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La formulazione dell’articolo 49 Cost. contiene non solo un aspetto formale, ma anche e soprattutto uno sostanziale. Formale perché i nostri padri costituenti hanno individuato nella forma organizzativa del partito quella possibilità che i cittadini hanno di partecipare all’azione politica. Sostanziale perché i cittadini possono unirsi e partecipare alla politica nazionale con metodo democratico. È molto interessante il dibattito che ne scaturì durante la stesura dell’articolo 49 in merito a cosa si dovesse intendere per metodo democratico, se cioè l’espressione avesse valore esterno, riguardo alla competizione dei partiti da svolgersi con metodo democratico e se invece il metodo democratico dovesse essere affermato ed esercitato anche nell’ambito della vita dei partiti, considerato cioè come un principio imprescindibile per la struttura interna di ogni partito. Come è bello leggere le pagine dei lavori preparatori della Costituzione perché ci si sente avvolti e protetti da percorsi culturali, ragionamenti e ci si accorge come la discussione seria e argomentata intorno ai problemi attuali della nostra società è, oggi, quasi del tutto assente se non nella forma della ciarla e della spettacolarizzazione grottesca televisiva. Ebbene, dopo ampia discussione l’assemblea costituente chiarì che il valore delle parole “con metodo democratico” dovesse intendersi nel significato puramente esterno e non già attinente al sistema di organizzazione interno ai partiti, i quali dovranno seguire il metodo democratico e del rispetto delle leggi sulle quali essa si fonda. Sostanzialmente hanno voluto evitare che l’attività di ogni partito dovesse essere oggetto di un controllo da parte dello Stato. Si voleva garantire in ogni caso che lo Stato non interferisse con l’associarsi di liberi cittadini e non porre limitazioni alla loro libertà. Secondo i redattori della Costituzione i partiti sono forme associative di liberi cittadini e, pertanto, la libertà è il principio cardine di ogni democrazia e del metodo democratico. Per questo motivo è fondamentale riprendere e riappropriarci della parola e della forma partito perché è l’unico strumento che possa permettere al popolo di esercitare la propria sovranità e garantire che la libertà di ognuno venga salvaguardata. L’assemblea costituente non ha visto nello spontaneismo e nelle sole buone intenzioni e neanche nel solo concetto di maggioranza il metodo per partecipare alle decisioni pubbliche. Partecipare alle decisioni politiche è possibile farlo organizzandosi e strutturandosi in partito, cioè in forme collettive regolamentate. Questi concetti che appaiono ovvi e scontati, non lo sono più oggi. Molti italiani ritengono che partecipare all’azione politica equivalga a proporsi in forme più o meno spontanee di aggregazione al cui interno non ci sia alcuna forma organizzativa. Inoltre, molti italiani pensano che partecipare significhi solamente protestare e manifestare, senza poi costruire consenso per il momento elettorale. Anzi, il cittadino odierno guarda con sospetto le elezioni perché le considera solo appannaggio di gruppi di potere e poco rivolte alla rappresentanza di istanze genuine e comunitarie. Questo atteggiamento di rinuncia nei confronti dell’impegno politico crea drammaticamente un vuoto politico che viene astutamente colmato proprio da chi è riuscito a far allontanare il cittadino dalla vita politica. Partecipare alle decisioni politiche vuol dire toccare il grigio delle situazioni dove alberga anche il male, dove si incontra una parte della nostra umanità che spaventa perché volgare, bugiarda e gregaria. Essere presenti proprio lì dove il potere non vuole, questa la strada che ogni cittadino deve percorrere per diventare adulto culturalmente e spiritualmente. 

Difendere la libertà vuol dire attraversare la complessità del mondo, vuol dire imparare a vivere vivendo, sbagliando, errando, perdendosi e ritrovandosi. 

Non abbandoniamo il campo, partecipiamo! 

La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche avere un’opinione

La libertà non è uno spazio libero

Libertà è partecipazione

Giorgio Gaber

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