Blog

  • Home
crescita-spirituale
Il rispetto della vita di Albert Schweitzer

Il nostro è un periodo di grande e drammatica decadenza spirituale, dove l’ideologia edonistico-consumistica, ben spiegata da Pasolini, ha raggiunto livelli così elevati di omologazione che per il cittadino diventa quasi impossibile pensare ad altri modelli di vita e di convivenza sociale. Questa omologazione culturale è anche antropologica per cui all’orizzonte del tramonto dell’Occidente sembra profilarsi la nascita di un essere umano nuovo che per sopra-vivere distrugge se stesso. “L’homo novus , invece, non si pone, nè propone, obiettivi etici, ma percepisce l’esistenza unicamente come l’ambito della realizzazione di finalità materiali e della massimizzazione della volontà di potenza, rivelando come tale interpretazione del mondo sia, in ultima analisi, quella di un’arena per l’accrescimento smisurato di un ego sostanzialmente violento e accecato da bisogni e paure. L’homo novus è troppo spaventato e impegnato a sopravvivere per poter vivere altrimenti” (Sergio Caldarella in L’ultima dea d’Occidente). La modernità, continuando ad inabissarsi nelle cloache della sola materia, si allontana dal trascendente, mettendo a repentaglio la stessa esistenza dell’intera umanità. L’Occidente, che governa il mondo solo attraverso la volontà di potenza rendendo abbaglianti e inebrianti le scoperte tecnologiche, ostacola, con neri cancelli, la conoscenza delle verità etiche. Al fine di garantire la pace e la sicurezza costruiamo armi nucleari, la guerra è drammaticamente, ancora una volta, il mezzo di risoluzione dei conflitti, abbiamo abbandonato i due terzi della popolazione alla povertà e alla fame a causa dell’ingordigia del nostro benessere materiale, sporchiamo irrimediabilmente il pianeta con i nostri escrementi consumistici e industriali: ebbene, questo Occidente, se non cambia velocemente rotta, è destinato ad autodistruggersi e a produrre tanto dolore. Senza profonde fondamenta etiche non è possibile percorre le strade della consapevolezza, del buon senso e della razionalità. Scriveva Wilhelm Reich in Ascolta, piccolo uomo: “Sei malato, molto malato, piccolo uomo. Non è colpa tua; ma tua è la responsabilità di liberarti della tua malattia”. Non essendo più in grado di riflettere e pensare, non ci resta altro che affidarci a quei messaggi del passato ed esempi di vita che possono condurci fuori dalla caverna e indicarci la luce della virtù e della sapienza. Non avendo la struttura morale e intellettuale per discutere e argomentare sull’immenso pensiero di Albert Schweitzer, riporterò in maniera letterale e sparsa alcuni suoi ragionamenti e riflessioni presi dall’Anthologia Claudiana/Paideia intitolata “Albert Schweitzer, Rispetto per la vita”. Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace nel 1954, veniva definito da Albert Einstein l’Uomo più buono del XX secolo. E’ il pensatore più dimenticato dello scorso secolo, ma uno dei più importanti per continuare, attraverso il suo ricordo, ad avere speranza nel genere umano. Il principio fondamentale del suo pensiero è il costante richiamo al rispetto/reverenza della vita, applicato ad ogni settore dell’attività umana che entri in contatto con altri esseri viventi. E’ stato un teologo, filosofo, medico e un musicista ed ha dedicato l’intera sua vita a curare il prossimo costruendo e portando avanti un Ospedale in Africa nella città di Lambaréné. Di seguito solo alcuni frammenti del suo sconfinato pensiero che bussa assiduamente alla porta della nostra attuale desolazione e miseria umana. 

***************

Il fondamento essenziale della coscienza umana è il seguente: “Io sono un essere vivente che vuole vivere, circondato da altri esseri viventi che vogliono vivere”. L’essere umano, diventato un essere razionale, sente la necessità di avere per ogni volontà di vita lo stesso rispetto che ha per la propria vita. Sperimenta la vita altrui nella propria. Valuta positivamente la salvaguardia della vita, la sua promozione, ed il suo sviluppo portato al più alto grado; mentre considera elementi negativi la distruzione della vita ed ogni atto che possa danneggiare ed impedirne lo sviluppo. Questo è il principio fondamentale, universale, assoluto che dev’essere alla base di una concezione etica. L’essere umano può chiamarsi un essere etico soltanto se considera sacra la vita in se stessa, sia la vita umana, sia quella di ogni altra creatura. Dobbiamo liberarci da uno stile di vita amorfo, privo di riflessione. L’ideale del pensiero autentico e profondo sta nel compimento spirituale ed etico dell’essere umano e dell’umanità, e nella creazione di una cultura etica, che promuova la pace e rifiuti la guerra. E’ necessario l’avvento di una nuova rinascita, molto più profonda del Rinascimento per il quale siamo usciti dal Medioevo: una grande rinascita, nella quale l’umanità riesca a superare la meschinità di una realtà vissuta senza riflessione, per muoversi verso un atteggiamento ispirato al rispetto della vita. Soltanto questa cultura (etica) può far sì che nel mondo si instaurino condizioni di pace.

 Il poco che puoi fare può essere molto se, in qualsiasi parte della terra, riuscirai a sollevare dalla sofferenza, dal dolore e dalla paura un essere vivente, sia che si tratti di un essere umano sia di qualunque altra creatura. La compartecipazione alla gioia che si manifesta intorno a noi, accanto al bene che noi stessi possiamo fare, è l’unica felicità che ci rende sopportabile la vita. L’etica del rispetto per la vita obbliga però tutti, qualunque sia la loro situazione di vita, ad occuparsi e farsi carico del destino degli esseri umani e delle sorti della vita che si muove intorno a loro, donando se stessi, come esseri umani, a quella creatura che ha bisogno di un essere umano. E’ un’etica che non permette alla persona colta di vivere esclusivamente per la sua scienza, anche se questa è molto utile. A tutti chiede di dedicare una parte della propria vita al prossimo. “Chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la troverà” (Matteo 16,25). C’è etica soltanto dove c’è umanità, cioè dove l’esistenza e la felicità di ogni singolo essere umano vengono rispettate. Là dove non c’è più umanità inizia la pseudo-etica. Il giorno in cui questo confine verrà tracciato in maniera visibile per tutti sarà uno dei giorni più significativi nella storia del genere umano. L’etica del rispetto per la vita mette fra le nostre mani le armi contro un’etica ingannatrice e contro i falsi ideali. Soltanto ciò che è autenticamente etico è autenticamente razionale. 

Oggigrazie al grandioso progresso della tecnica, il destino dell’umanità è segnato dalla possibilità di un orribile annientamento della vita. Con il potere che otteniamo sulle forze della natura, ci liberiamo da essa e la obblighiamo a servirci; nello stesso tempo, però, ci separiamo da essa per giungere ad uno stile di vita la cui innaturalezza comporta vari pericoli. Noi utilizziamo le forze della natura usando delle macchine. Un lavoro puramente meccanico ha segnato il destino di molti di noi; separati dalla loro casa e dalla terra adiacente da cui traevano il proprio nutrimento, vivono in un’opprimente schiavitù materiale. Il progresso materiale rappresenta un grave pericolo per la cultura anche per il fatto che molte persone libere, in seguito allo sconvolgimento delle loro condizioni di vita, perdono la propria libertà. Da agricoltori che lavoravano la terra, diventano operai in una grande fabbrica, alle prese con delle macchine; da artigiani e commercianti autonomi diventano impiegati. Di conseguenza perdono la libertà elementare di chi vive nella propria casa e ha un rapporto diretto con la terra da cui trae il proprio cibo. Perdono anche quel diffuso e costante senso di responsabilità proprio di chi svolge un lavoro indipendente. Le loro condizioni di vita sono dunque innaturali. La lotta per l’esistenza non viene più affrontata in condizioni, per così dire, normali, in cui ognuno ha la possibilità di affermarsi per le proprie capacità, sia nei confronti della natura sia nei confronti della concorrenza umana. Per ottenere migliori condizioni di vita sono portati a unirsi fra loro per costituire una forza. Tutto questo sfocia in una mentalità priva di libertà, nella quale gli ideali della cultura perdono la necessaria purezza e vengono distorti di conflitti che s’impongono. 

L’autodeterminazione ed il raccoglimento interiore sono diventati difficili; la vita famigliare e l’educazione dei figli danno segni di sofferenza. Tutti, in qualche misura, corriamo il pericolo di diventare cose anziché persone. Assillati dalla difficilissima lotta per la vita, molti di noi non sono più in grado di pensare nella loro mente quegli ideali necessari alla cultura; non riescono più a trovare elementi oggettivi per darle senso. Tutti i loro pensieri sono rivolti soltanto al miglioramento della propria esistenza. Per la nostra cultura è stato fatale il fatto che lo sviluppo materiale ha superato di molto lo sviluppo spirituale. L’uomo moderno non ha ancora una percezione adeguata nella gravità insita nel fatto di vivere con una visione del mondo insoddisfacente o addirittura senza una visione del mondo.

Soltanto se nell’uomo moderno viene riacceso il desiderio di diventare una persona autentica, è possibile che egli esca dallo smarrimento in cui si trova, abbagliato dalla presunzione delle sue conoscenze e dell’arroganza nel realizzarle. Solo allora l’essere umano è anche in grado di opporsi alla pressione che proviene dalle circostanze della vita che minacciano la sua natura umana. 

Bisogna arrivare ad una spiritualizzazione delle masse. Ogni singolo deve giungere a riflettere sulla sua vita, su ciò che vuole ottenere per la propria vita mediante la lotta per l’esistenza. La carenza spirituale delle masse è dovuta all’immagine contraffatta di spiritualità che viene loro proposta. Gli esseri umani non pensano più perché non hanno più la capacità di compiere una riflessione elementare su se stessi. Soltanto il rispetto per la vita è in grado di creare la mentalità necessaria per questa conversione. 

Avremo la possibilità di attuare questa evoluzione? Dobbiamo riuscirci, se non vogliamo andar tutti in rovina, dal punto di vista sia materiale che spirituale. Tutti i progressi compiuti dalla scienza e dalla tecnica, alla fine, producono effetti disastrosi se non manteniamo un dominio su di essi mediante un corrispondente progresso della nostra spiritualità. Con il potere che esercitiamo sulle forze della natura, otteniamo anche un’autorità straordinaria di esseri umani che dominano su altri esseri umani. L’unica salvezza ci viene dal rinunciare al potere che ci è dato gli uni su gli altri; ma questa è un’opera della spiritualità. 

I fatti ci obbligano a riflettere, come quando un’imbarcazione sta per capovolgersi, obbligando l’equipaggio a correre in coperta o alle vele. Sembra che oggi la stessa fede in un progresso spirituale dell’essere umano e dell’umanità sia diventato impossibile; ma ad essa ci spinge il coraggio della disperazione. Dobbiamo di nuovo, tutti insieme, volere il progresso spirituale dell’essere umano e della natura umana e sperare in esso: questo è il cambiamento di rotta che dobbiamo imprimere al timone, e dobbiamo riuscirci, perché la nostra imbarcazione deve poter proseguire anche con il vento contrario. Alla domanda se sono pessimista oppure ottimista, rispondo che la mia conoscenza è pessimista, mentre la mia volontà e la mia speranza sono ottimiste. Sono pessimista in quanto vivo in tutta la sua pesantezza il non-senso degli avvenimenti che succedono nel mondo. Anche se mi sono occupato del problema della povertà nel mondo, non mi sono mai perduto a scervellarmi su questo, ma ho sempre pensato che ciascuno di noi può contribuire a far cessare un po’ di quella miseria. Sono pessimista anche nel mio giudizio sulla situazione in cui si trova oggi l’umanità. Non posso dire a me stesso che la situazione non è così negativa come sembra, ma sono consapevole che, se continuiamo per la strada che abbiamo imboccato, ci troveremo in un nuovo tipo di Medioevo. Mi sta davanti agli occhi, in tutta la sua gravità, la miseria spirituale e materiale alla quale la nostra umanità va incontro rinunciando al pensiero e agli ideali ad esso legati. Ma ciò nonostante rimango ottimista. Ho conservato la fede nella verità, come fede semplice dell’infanzia, che non si può perdere. Ho fiducia che lo spirito che proviene dalla verità sia più forte del potere degli eventi. Secondo la mia visione delle cose, non esiste altro destino per l’umanità se non quello che essa stessa si prepara mediante la propria disposizione mentale. Perciò io non credo che l’umanità debba percorrere sino in fondo il viale del tramonto. Se vi sono delle persone pronte a ribellarsi contro lo spirito che nega il pensiero, sufficientemente trasparenti e profonde da poter diffondere, come una forza, gli ideali di un progresso etico, può iniziare l’influenza di quello spirito capace di creare una nuova mentalità umana.

In questo tempo in cui il potere rivestito di menzogna siede sul trono del mondo in maniera inquietante come non mai, nonostante tutto, mantengo la mia convinzione che l’amore, la pace, la dolcezza e la bontà siano la forza che è al di sopra di ogni potere. Se un numero sufficiente di persone penserà e vivrà con sufficiente purezza, forza e costanza i pensieri dell’amore, della verità, della pace e della mansuetudine, il mondo sarà in loro dominio. 

Ogni potere ha dei limiti in se stesso: produce infatti un contropotere che prima o poi lo eguaglierà o gli sarà superiore. La bontà invece agisce con semplicità e costanza. Non provoca tensioni che la possano pregiudicare. Scoglie le tensioni esistenti, fa svanire la sfiducia e le incomprensioni, e rinsalda se stessa mentre produce ulteriore bontà. Perciò la bontà è la forza più utile e più intensa.

Di fronte all’immensità delle esigenze, tutto quello che potrai fare sarà sempre soltanto una goccia, mentre servirebbe un fiume; eppure, il poco che potrai fare darà senso e valore alla tua vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.