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La guerra in Ucraina segue alla pandemia e la soppianta perlomeno nel protagonismo giornalistico. Oggi in televisione non ci sono più gli “esperti” del virus, ma quelli della geopolitica e della guerra. Questi personaggi televisivi (a stipendio) hanno tutti in comune quello di essere dei portatori di disinformazione e al servizio della menzogna di Stato. Viviamo nell’emergenza come condizione normale e permanente di governo. Il capitalismo risponde alla sua crisi sistemica rilanciando in modo estremo una transizione marcatamente tecnocratica-autoritaria ormai palesemente allergica alle forme della democrazia e dello Stato di diritto. C’è un ritorno ad uno Stato amministrativo in chiave emergenziale e all’interno di un quadro internazionale neoliberale e globalista. Lo Stato si è trasformato in meccanismi tecnico-amministrativi che consentono ai tre poteri costituzionali (legislativo, esecutivo e giudiziario) di unificarsi e personificarsi nel Presidente del Consiglio dei ministri e di declassare i diritti a mere concessioni in base a decisioni arbitrarie del potere. Queste decisioni, che limitano libertà e diritti costituzionalmente garantiti, non vengono assunte sulla base di un dibattito pubblico e di scelte politiche argomentate, ma sul fatto che ci sono delle emergenze tecnicamente prive di fondamento. Emergenze che si trasformano in necessità come legittimazione alternativa del potere politico. Infatti, la nostra attuale politica ha poo a che fare con la democrazia e con la rappresentanza considerato che ogni dibattito pubblico-parlamentare si è genuflesso al parere di organi tecnici extraparlamentari (Comitato tecnico scientifico) e internazionali (ONU, OMS, Commissione Europea). La politica neutralizza se stessa in nome di un volere diverso della rappresentanza democratica. E’ notorio a tutti che ci sono immensi poteri privati che esercitano l’arbitrio totale influenzando pesantemente anche la sfera pubblica: la finanza, big pharma, i media. Questo è il fronte avanzato del globalismo capitalista sponsor e garante di Mario Draghi il quale non risponde alle esigenze nazionali, ma agli interessi privatistici di tali corporazioni. Questi poteri stanno accelerando il piano del grande reset così come ben spiegato nel libro di Klaus Schwab “La quarta rivoluzione industriale”, fondatore e attuale direttore esecutivo del Forum economico mondiale (o forum di Davos). Sicuramente possiamo solo ipotizzare gli scenari futuri in quanto non siamo in grado di conoscere effettivamente la realtà delle cose, ma il dato certo è che ci sono poteri sovranazionali che influenzano le decisioni dei singoli Stati, spogliati, di fatto, della loro sovranità rispetto alla gestione delle emergenze.

Inoltre, andando ad analizzare la comunicazione nazionale e internazionale in merito al racconto della pandemia, è evidente la sua continuità con il racconto bellico del conflitto russo-ucraino: demonizzazione dell’avversario, società spaccata in due tifoserie, militarizzazione delle posizioni contrapposte, silenziamento e censura di ogni voce critica per cui i fatti sono fonti subordinate al racconto preimpostato. Con il coronavirus è stato raccontato che l’unico modo per reagire ad un virus con bassa letalità e mortalità è chiudere i cittadini in casa, imporre una benda sul viso e un trattamento sanitario con un farmaco sperimentale (soluzioni che non hanno risolto il problema se non quello di giustificare ulteriori limitazioni). Con il coronavirus si è legittimata la discriminazione perché il cittadino che offre un pensiero diverso, dei dubbi e ragionamenti è considerato meno uguale rispetto a colui che si conforma. Per due anni abbiamo rimosso principi costituzionali fondamentali e, nonostante la cessazione dell’emergenza sanitaria, lo Stato amministrato continua ad imporre obblighi e misure restrittive assurde senza alcuna giustificazione logica. Tutto è possibile dopo questo, tutto sarà possibile per il potere ed infatti adesso si giustifica un clima di guerra con il cervello dei cittadini portati all’ammasso, domani, forse, altre e diverse restrizioni per la transizione ecologica e la crisi climatica, tutto a vantaggio degli interessi delle oligarchie mondialiste. Non è possibile non vedere un disegno e un collegamento logico tra le varie gestioni delle pseudo-emergenze che si sono susseguite in questi ultimi anni: dalla crisi finanziaria, alla pandemia, alla guerra in Ucraina. Impressiona la distruzione della cultura nella parte in cui è in atto la totale destoricizzazione del pensiero e la perdita della consapevolezza della complessità dei fatti politici. Tutto è eterno presente senza storia e prospettiva per il futuro. Viviamo un momento drammatico delle nostre democrazie pur in presenza della banalità, della volgarità e dell’assenza di serietà della (dis)informazione pubblica. Non c’è da meravigliarsi che il capo dell’attuale partito italiano che vanta la maggioranza relativa in parlamento è un comico e che in Ucraina un attore, grazie ad una fiction, sia diventato presidente. Questa politica così povera di contenuti e di etica, ma ricca di volontà di potenza, è anche pericolosa perché votata all’estremismo e all’assenza di freni e limitazioni. Il punto è: fino che punto vogliono spingersi? 

La nostra nazione Italia è un Paese sicuramente rilevante ai fini geopolitici, ma molto esposto agli esperimenti sociali perché fragile spiritualmente e culturalmente. E’ un Paese in cui oramai si può chiedere a chi svolge un ruolo pubblico di comportarsi da servo e di diventare un acerrimo nemico della libertà. 

Ci sono pezzi di popolazione, però, che non concordano con il pensiero unico e che, anche se in maniera rudimentale, frammentata e poco politica, cercano di resistere alle sferzate della follia organizzata dello Stato. Questi cittadini rappresentano l’ultima barriera di civiltà che si contrappone all’avanzata della barbarie.

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