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Noi tutti siamo influenzati dalla pubblicità e dalla comunicazione televisiva più di quanto pensiamo. La nostra esistenza quotidiana è sottoposta a continue manipolazioni di cui non ci rendiamo conto. 

Tale questione è stata analizzata con estremo scrupolo e competenza da Vance Packard nel suo libro “I persuasori occulti”. In questo testo, pubblicato nel 1957, l’autore, insegnante di giornalismo all’Università di New York, rivelò al grande pubblico americano e a quello di tutto il mondo, che l’alleanza sempre più stretta tra analisi e pubblicità minacciava subdolamente, ma scientificamente, la libertà d’opinione su qualsiasi argomento. La persuasione per mezzo della pubblicità è un’industria che concentra nelle mani di pochi la possibilità di indirizzare la mente e, pertanto, i consumi di miliardi di persone. E’ possibile porre una questione morale? Fino a che punto l’industria pubblicitaria può spingersi nel modellare i gusti e i bisogni delle persone? C’è un limite etico alla propaganda pubblicitaria?

Vance Packard analizza i metodi con cui le società di pubbliche relazioni costruiscono i messaggi pubblicitari per indurre le persone a trasformarsi in consumatori e alla fine del libro pone importanti interrogativi di carattere morale. 

Di seguito una modesta sintesi delle sue brillanti e quanto mai attuali conclusioni. 

Alcuni uomini di scienza, alleandosi con l’industria e la pubblicità, hanno loro fornito potentissimi e paurosi strumenti. Tutto per vendere beni ed aumentare la produzione e il profitto. Degli specialisti studiano le nostre segrete debolezze, il nostro comportamento per condizionarci a prendere in modo irrazionale determinate scelte consumistiche. Per l’industria del profitto noi siamo un miscuglio di vaghe aspirazioni, di segrete e confuse velleità, complessi di colpa e blocchi emotivi irrazionali. Siamo adoratori di immagini, dediti ad atti impulsivi e compulsivi. In questo modo l’individuo viene degradato all’uomo generico. Sembra che l’uomo esista solo per essere manipolato. Viene giustificato dal fatto che tutto ciò si traduce in un aumento della produzione e quest’ultimo dato è il presupposto della stessa esistenza della nostra società che fonda la felicità collegandola alla libertà di consumare, accumulare e aspirare al lusso. 

La scienza del comportamento avrebbe dato vita a un mostruoso regista che manipola una popolazione di marionette nascosto dietro le quinte. Ma questa continua manipolazione che ci fa credere di essere liberi perché acquistiamo tutto quello che desideriamo, ci rende veramente felici? Verso quale tipo di società questo continuo condizionamento ci sta portando?

E’ necessario porre una questione morale circa la pretesa dichiarata di plasmare e influenzare la mente dell’individuo mediante le tecniche di persuasione e di marketing. Le industrie pubblicitarie hanno la possibilità di raggiungere simultaneamente milioni di cittadini attraverso i giornali, la televisione (e oggi anche con il web). Li mette in condizioni di esercitare un’influenza in brevissimo tempo enormemente benefica o malefica.  Può l’industria pubblicitaria, le agenzie, giustificare la manipolazione delle masse con l’argomento che qualsiasi iniziativa atta a incrementare la produttività nazionale è da considerarsi positiva?

La pratica di incoraggiare gli impulsi irrazionali, di far leva sulle nostre debolezze (ansietà, istinti aggressivi, terrore del non-conformismo), la pratica di trattare gli elettori come consumatori, sfruttare per scopo commerciali la sensibilità sessuale, la pratica di far appello alla vanità e allo spreco, trarre vantaggio dalla credulità dell’uomo, approfittare della sua ignoranza, tutto questo è cosa moralmente inaccettabile e reprensibile.

L’industria pubblicitaria ha il diritto di manipolare la personalità umana? Perché tale manipolazione implica necessariamente il disprezzo dell’individuo

Quale salvaguardia giuridica ha il pubblico contro i sistemi di manipolazione irresponsabili e socialmente pericolosi? Dal punto di vista deontologico è possibile intravedere un limite alla collaborazione degli psichiatri, psicologi e studiosi delle scienze sociali con le industrie del consumo? Anziché studiare gli schemi irrazionali del comportamento umano per proporre delle modifiche e promuovere una condotta più razionale, gli studiosi studiano l’irrazionale per manipolare i consumatori. Al fine di trasformare l’individuo in un consumatore, grazie alla manipolazione vengono elaborati nuovi valori diffusi tra il pubblico adottati poi come ideali personali e collettivi. Con l’obiettivo di aumentare il nostro tenore di vita si giustifica qualsiasi manipolazione necessaria. 

Il principio etico fondamentale che dovrebbe, invece, ispirare gli psicologi è il rispetto per la dignità e l’integrità della persona umana. Tale principio deve guidare l’operato dello psicologo e determinare ciò che è lecito in campo commerciale. Dove ci sta conducendo l’economia sotto la spinta del consumatismo?

L’abbondanza materiale rappresenta una minaccia per l’essenza stessa della vita. Se la nostra economia si basa sulla produzione di massa, il consumo di massa diventa una necessità e pertanto la pubblicità ha una funzione essenziale. Questo processo espanzionistico ci sta travolgendo. La logica del profitto conduce alla guerra, all’inquinamento, all’odio, alla competizione, alla povertà e all’estrema ricchezza. Questo vortice è ormai entrato a far parte della nostra vita in misura tale che riesce difficile sottrarsi alla sua influenza. Anche la cultura è completamente subordinata ai processi produttivi. Per mantenere in efficienza l’immensa macchina economica, è necessario sottoporre il cittadino a una incredibile pressione e manipolazione psicologica.

“Ci resta ancora un ottimo mezzo di difesa contro questi persuasori: possiamo non lasciarci persuadere. In tutte le situazioni abbiamo ancora, virtualmente, la possibilità di scegliere, e i tentativi di manipolazione non avranno alcun effetto se il cittadino è preparato a riceverli.”

“Talvolta è più piacevole o più facile essere illogici. Ma preferisco essere illogico di mia libertà, senza che nessuno mi ci induca con l’inganno.” 

“Il sopruso più grave che molti manipolatori commettono, è a mio avviso, il tentativo di insinuarsi nell’intimità della mente umana, E’ questo diritto all’intimità della mente – il diritto di essere, a piacere, razionali o irrazionali – che, io, credo, abbiamo il dovere di difendere.“

A mio sommesso avviso aggiungo che oggi, molto più di ieri, è a rischio l’autonomia intellettuale del cittadino. E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che anche l’informazione pubblica abbia raggiunto incredibili livelli di propaganda e manipolazione. Di fatti, la comunicazione di una notizia ha soprattutto il fine di produrre uno stato d’animo nel cittadino a prescindere dalla veridicità o meno della notizia stessa. La mente del cittadino è sotto assedio da tutte le parti del discorso pubblico e privato. In questo modo la sfera del pensiero non è più un dominio inviolabile dell’essere umano. I cittadini che subiscono alterazioni dei loro processi cognitivi possono dire di mantenere la propria identità individuale? Si potrebbe considerare tutta questa scientifica ingerenza dell’industria culturale una limitazione del pieno sviluppo della personalità umana sancita dall’art. 2 della Costituzione? Si potrebbe configurare una lesione della libertà di pensiero?

Così come suggerisce Vance Packard, è quanto mai urgente e necessario introdurre una nuova categoria di diritto quale forma di tutela da parte dell’ordinamento giuridico: il diritto all’integrità mentale. E’ urgente perché il cittadino, che in teoria potrebbe sottrarsi alle pressioni comunicative, di fatto è sprovvisto di resistenza interiore in quanto la struttura sociale, con il proprio sistema educativo, è orientata verso l’annichilimento della autonomia di pensiero. Un sistema educativo che dice cosa pensare e non come pensare è un sistema che schiaccia la coscienza individuale verso il freddo nozionismo. L’integrità mentale, invece, deve avere una salvaguardia normativa, oggi assente, e un nuovo approccio politico e legislativo. Occorre, infatti, un riconoscimento formale del diritto all’integrità mentale alla luce degli avanzamenti tecnologici che proseguono la loro corsa senza alcuna riflessione etica.     

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