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PREAMBOLO E ARTICOLO 1

Leonardo Sciascia (in una intervista facilmente reperibile su You Tube) diceva: «Lo Stato, per me, è la Costituzione e la Costituzione non esiste più. Non esiste più nel senso tecnico. Io l’ho sempre pensato che la Costituzione si fosse dissolta …» facendo riferimento al libro di Mario D’Antonio «La Costituzione di carta», edito da Giuffrè nel 1977.

Che la Costituzione corra il rischio di diventare solo un pezzo di carta, venne sostenuto chiaramente da Piero Calamandrei, nel suo memorabile discorso, tenuto a Milano il 26 gennaio 1955: «… Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità …».

Calamandrei voleva, evidentemente, intendere che la Costituzione, per diventare viva e operante, deve essere il riferimento costante di tutti i cittadini e soprattutto degli eletti.

Ma quanto realmente è conosciuta da parte del cittadino la nostra Carta costituzionale? Mi preoccupa ascoltare una certa politica desiderosa di modificare e/o riformare la Costituzione allorquando, risulta evidente, l’attuale versione non è stata interamente applicata, soprattutto nella parte in cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”. Siamo molto lontani dall’uguaglianza di tutti i cittadini, anzi, siamo molto vicini ad una disparità di trattamento e di concentrazione di una spropositata ricchezza e potere in poche mani come non mai. 

Inoltre, i due anni di gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19, che hanno visto una sproporzionata soppressione dei fondamentali diritti del cittadino, hanno reso palese ed urgente quanto sia importante una corretta conoscenza e interpretazione della Costituzione.

Ed ecco il motivo di questo breve e modesto lavoro, apprestare quei mezzi che siano atti per l’interpretazione di quella fonte di diritto che è la più solenne, almeno formalmente, nella vita del popolo italiano: la Costituzione d’Italia.

Ho ritenuto che i lavori preparatori alla Costituzione possano rappresentare il mezzo interpretativo più idoneo per ricercare l’autentico intento del legislatore visto e considerato che da tempo la politica, espressione del popolo italiano, ha smarrito se stessa dentro la nebbia di una visione di società troppo materiale per accorgersi degli alti valori spirituali impressi col sangue nella Carta costituzionale.

Questo lavoro più che utile io direi che è necessario.

La Costituzione della Repubblica italiana deve ritornare ad essere forza sociale e riacquistare vita.

Breve preambolo

L’art. 1 del Decreto Legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944 n. 151 stabilì che, dopo la liberazione del territorio nazionale dalla dittatura nazifascista, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano, che a tale fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, un’Assemblea Costituente dello Stato. Nell’autunno del 1945 furono istituiti, in correlazione con questa disposizione, la Consulta Nazionale e il Ministero della Costituente; la prima fu un organo consultivo per la legislazione ed elaborò le norme per l’elezione dell’Assemblea Costituente che il Governo poi emanò con il D.L.L. 10 marzo 1946 n. 74; mentre il secondo ebbe il compito specifico di predisporre un ampio materiale di consultazione per i deputati alla Costituente. Il 2 giugno 1946 furono convocati i comizi per deliberare, mediante referendum, sulla forma istituzionale dello Stato (Monarchia o Repubblica) e per eleggere i deputati alla Costituente. L’Assemblea Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno. Apparve subito necessario che l’Assemblea fosse chiamata a discutere, nelle sue riunioni pubbliche, sopra un progetto di Costituzione organico e articolato. Fu nominata, pertanto, una Commissione per la Costituzione, per la redazione di uno schema, che l’Assemblea avrebbe poi esaminato con discussione generale e articolo per articolo. Detta Commissione fu scelta su designazione dei vari Gruppi parlamentari in modo da rispecchiarne la proporzione e si compose di 75 deputati. Nella sua prima riunione (20 luglio 1946) la Commissione elesse suo presidente l’on. Meuccio Ruini, allora presidente del Consiglio di Stato. La Commissione procedette nei suoi lavori suddividendosi in sottocommissioni. Il progetto di Costituzione fu approvato dalla Commissione dei 75 e sottoposto all’esame dell’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947 che rimase all’ordine del giorno dell’Assemblea dal 4 marzo al 22 dicembre 1947. La Costituzione fu approvata con votazione complessiva e finale nella seduta pomeridiana dello stesso 22 dicembre; fu promulgata il 27 dicembre ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Attualmente è composta da 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali.

La Costituzione comincia con dodici articoli posti sotto l’intitolazione “Principi fondamentali” nei quali sono state raccolte alcune norme che per il loro carattere generalissimo, secondo il termine usato dal presidente on. Ruini, valgono a delineare – come fu ripetutamente detto in Assemblea – il “volto della Repubblica. La Costituzione si divide poi in due parti. La Parte prima, intitolata “Diritti e doveri del cittadino” e la seconda “Ordinamento della Repubblica”.

Di seguito si prenderanno ad esame gli articoli della Costituzione maggiormente pregni di principi generali attraverso l’interpretazione e gli intenti espressi dall’Assemblea Costituente durante la discussione intorno al progetto presentato dalla Commissione dei 75.

Articolo 1L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Questo articolo, con cui si apre la Costituzione, pone, al suo primo comma, la caratterizzazione costituzionale dello Stato italiano; la quale è poi completata dall’articolo 5 (La Repubblica, una e indivisibile). Confrontando i due articoli e tenendo presente lo spirito con cui essi furono votati, si ricava che l’Italia è: Stato repubblicano; Stato democratico; Stato parlamentare; una e indivisibile; Stato regionale.

Nella discussione all’articolo 1 venne dichiarato: “Nella nostra formulazione l’espressione democratica vuole indicare i caratteri tradizionali, i fondamenti di libertà e di uguaglianza, senza dei quali non vi è democrazia”.

Le parole “fondata sul lavoro” non esprimono un concetto giuridico costituzionale; indicano una caratterizzazione dal punto di vista economico-sociale e anche politico e storico.

Il presidente On. Ruini precisò: “È necessario in un Carta costituzionale stabilire fin da ora il principio che, oltre alla democrazia puramente politica, base di un nostro periodo glorioso di civiltà costituzionale, si deve oggi realizzare una democrazia sociale ed economica. Questo è il dato caratteristico che colorisce una nuova fase di storia”.

L’Assemblea, approvando la formula “fondata sul lavoro” accettò questi criteri e in più si precisò che: “Dicendo che la Repubblica è fondata sul lavoro, si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui”.

Va infine rilevato che le parole “fondata sul lavoro” non hanno un significato classista. “Niente pura esaltazione della fatica muscolare, come superficialmente si potrebbe immaginare, del puro sforzo fisico; ma affermazione del dovere di ogni uomo, di essere quello che ciascuno può in proporzione dei talenti naturali, sicchè la massima espansione di questa comunità popolare potrà essere raggiunta solo quando ogni uomo avrà realizzato, nella pienezza del suo essere, il massimo contributo alla prosperità comune”. Leggesi poi nella relazione Ruini al progetto: “Lavoro di tutti, non solo manuale ma in ogni sua forma di espressione umana”.

Il problema base che il costituente fu chiamato a risolvere fu quello della titolarità della sovranità; che si presentò naturalmente connesso con quello della suddivisione dei poteri (nella Costituzione si è preferito parlare di funzioni) e del loro equilibrio in modo da rendere effettiva l’affermazione contenuta nel primo articolo, per cui l’Italia è una “Repubblica democratica”. Si precisò che: “I problemi dell’ordinamento costituzionale sono così complessi, che non è dato risolverli con qualche formula breve. Deve bensì rimanere fermissimo il principio della sovranità popolare. Cadute le combinazioni ottocentesche con la sovranità regia, la sovranità spetta tutta al popolo; che è l’organo essenziale della nuova Costituzione. Anche se non ha la continuità di funzionamento e la personalizzazione più concreta degli altri organi, è la forza viva cui si riconduce ogni loro potere; l’elemento decisivo, che dice sempre la prima e l’ultima parola. Per la sua struttura universale e fluente, non può direttamente legiferare e governare … La sovranità del popolo si esplica, mediante il voto, nell’elezione del Parlamento e nel referendum. E poiché anche il referendum si inserisce nell’attività legislativa del Parlamento, il fulcro concreto dell’organizzazione costituzionale è qui, nel Parlamento; che non è sovrano di per se stesso; ma è l’organo di più immediata derivazione dal popolo; e come tale riassume in sé la funzione di fare le leggi e di determinare e dirigere la formazione e l’attività del governo”.

“Vi è un punto che non si deve mai perdere di vista in nessun momento, in nessun articolo della Costituzione: il pericolo di aprire l’adito a regimi autoritari e antidemocratici. Si sono a tale scopo evitati due opposti sistemi. Anzitutto il primato dell’esecutivo, che ebbe nel fascismo l’espressione più spunta … Si è d’altra parte evitato il pericolo di mettersi sul piano inclinato del Governo d’assemblea.”

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