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La questione dell’utilizzo delle mascherine quale presidio di prevenzione dal contagio del Coronavirus non si porrebbe se il legislatore italiano non avesse previsto l’obbligo di indossarla in alcuni contesti, soprattutto in ambito scolastico e in particolar modo sul viso dei bambini.
Non è semplice discorrere su tale tematica in quanto l’uso della mascherina viene percepito da molti cittadini come lo strumento immediato per tutelare la propria salute e quella altrui. Pertanto, il primo ostacola che si incontra è la spinta emotiva pre-razionale della paura che si frappone alla possibilità di argomentare attraverso la logica e il ragionamento. Il secondo ostacolo è l’affidamento della gran parte dei cittadini nella così detta “ragion di Stato”, secondo cui ogni azione dello Stato è legittima, a prescindere. Altresì, a tutto questo viene affiancata la convinzione che l’uso della mascherina corrisponda ad un dovere etico di solidarietà. Da tutto ciò, si può ben comprendere che proporre delle argomentazioni che possano in qualche maniera mettere in discussione l’efficacia e la sicurezza delle mascherine, è impresa assai ardua per le ragioni poc’anzi specificate.

Quello che con questo elaborato si vuole specificare sono dei ragionamenti in ordine all’inefficacia e alla pericolosità dell’uso delle mascherine soprattutto da parte dei bambini e adolescenti.


Prima di tutto è necessario premettere che la fascia 0-19 anni riguarda la categoria di soggetti a minor rischio i quali rappresentano una percentuale da considerarsi ininfluente rispetto ai casi Covid-19. Già partendo da questo presupposto, avvalorato dagli stessi dati pubblici sanitari nazionali, dovrebbe far decadere qualsiasi imposizione sull’utilizzo della mascherina.

Quello che si vuole portare all’attenzione del lettore è una vicenda giurisprudenziale che ha visto il sottoscritto direttamente coinvolto professionalmente ed ha come oggetto la contestazione dell’obbligo di indossare la mascherina da parte dei bambini 6-11 anni anche in posizione statica, cioè seduti al banco nonostante il rispetto della distanza prevista di un metro. Questo tipo di obbligo era contenuto inizialmente nel DPCM del 3 novembre 2020 e dalla nota del Ministero dell’Istruzione, prot. 0001994 del 9 novembre 2020. L’Associazione “Vaccipiano” aveva proposto un ricorso contro il DPCM suindicato e di tutti gli atti successivi, presupposti, conseguenziali e connessi, compreso anche la nota del Ministero dell’Istruzione del 9 novembre 2020. Al ricorso di detta associazione sono seguiti interventi, nel medesimo giudizio, di altri soggetti che hanno coltivato la medesima domanda giudiziaria. Nello specifico si contestava l’obbligo per i bambini di età superiore ai 6 anni, imposto in modo indiscriminato, di indossare la mascherina anche quando siano seduti al banco e per l’intera durata dell’attività didattica.

Secondo parte ricorrente, tale obbligo sarebbe irragionevole, eccessivo e risulterebbe adottato in difetto di istruttoria e in spregio alle evidenze scientifiche. Tutte le parti ricorrenti e intervenute hanno contestato la violazione del principio di adeguatezza e di proporzionalità, considerato che “alla stregua delle indicazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS), il DPCM avrebbe dovuto calibrare il suddetto obbligo previa valutazione della situazione epidemiologica locale, nonché, per i bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, prestando attenzione al contesto socio-culturale e a fattori come la compliance del bambino nell’utilizzo della mascherina e il suo impatto sulle capacità di apprendimento, prevedendo, dunque, la possibilità di esonero dall’utilizzo della mascherina a scuola, per i suddetti minori, non solo in caso di patologie o disabilità incompatibili con tale uso, ma anche qualora l’uso della stessa provochi un “fastidio” o un “disturbo” di qualsivoglia natura e, comunque, quando sia garantita la distanza di un metro fra i banchi.”

Inoltre parte ricorrente si sofferma ad analizzare anche la potenziale pericolosità per la salute dell’uso prolungato delle mascherine e, comunque, la mancanza di evidenze scientifiche circa l’utilità effettiva delle mascherine stesse ai fini di evitare il contagio da Covid-19:
Richiama, in proposito, un documento ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pubblicato il 6 aprile 2020, nonché uno studio dello European Centre for Disease Prevention and Control dell’8 aprile 2020, che ha evidenziato che la rimozione impropria della mascherina, la manipolazione di una maschera contaminata o una maggiore tendenza a toccare il viso mentre si indossa una maschera da parte di persone sane possono effettivamente aumentare il rischio di trasmissione. Quindi si ritiene che, alla luce di tali evidenze scientifiche, risulterebbe non adeguatamente munita di supporto scientifico e, comunque, imprudente l’imposizione di mascherina alla popolazione pediatrica, che dovrebbe indossarla per molte ore al giorno, nella quasi certezza di una non corretta gestione della stessa e in presenza di non trascurabili rischi per la salute del bambino.

Parte ricorrente osserva che, nel caso di specie, non vi sarebbe stata alcuna analisi dei vantaggi e degli oneri derivanti dagli obblighi imposti dalla P.A., né vi sarebbe traccia alcuna di una valutazione completa che induca a concludere per un giudizio di stretta necessità della misura. Anzi, si ritiene che l’obbligo di utilizzo della mascherina per i minori, nel corso di tutta l’attività didattica in presenza, potrebbe comportare conseguenze sul piano dei rischi per la salute del discente.

Il Tar Lazio ha accolto le doglianze dell’associazione Vaccipiano dichiarando illegittimo l’art. 1, comma 9, lett. s) del DPCM del 3 novembre 2020, precisamente nella parte in cui si prevede l’obbligo di indossare a scuola la mascherina da parte dei bambini 6-11 anni con le seguenti motivazioni.
In estrema sintesi, il Collegio giudicante ha ritenuto che non siano state compiute da parte del Governo “quel giudizio di stretta necessità attraverso anche il quale si declina il principio di precauzione” e che, pertanto, l’obbligo di far indossare la mascherina non ha fondati motivi logici e scientifici.

Il Governo, sostiene il Tar Lazio, si è discostato dalle stesse indicazioni del CTS (comitato tecnico scientifico) senza motivare alcunché e senza addurre o richiamare evidenze istruttorie di diverso avviso, in ipotesi ritenute prevalenti rispetto al parere tecnico-scientifico del CTS.
Difatti il CTS nel verbale n. 104 del 31 agosto 2020 afferma che “Nell’ambito della scuola primaria, per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale, la mascherina può essere rimossa in condizione di staticità (i.e. bambini seduti al banco) con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto)” (pag. 7 id.) Il Tar Lazio, pertanto, ritiene che in tale documento il CTS non ha consigliato di imporre in modo indiscriminato l’uso delle mascherine a scuola, per i bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, ma al contrario, dopo aver richiamato un documento dell’OMS del 21 agosto 2020, ne ha condiviso le indicazioni rispetto all’uso delle mascherine.

Ancora, nel verbale in rassegna il CTS ha ribadito “che il distanziamento fisico (inteso come distanza minima di 1 metro tra le rime buccali degli alunni e, a maggior tutela degli insegnanti, di due metri nella zona interattiva della cattedra tra l’insegnante stesso e i banchi) rimane uno dei punti di primaria importanza nelle azioni di prevenzione del contenimento epidemico ed è da intendersi nel contesto scolastico, in linea generale, sia in condizione statica che in movimento”. A fronte di tali indicazioni, il DPCM impugnato ha imposto l’uso della mascherina ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni senza alcuna motivazione logica e, pertanto, scientifica.

Secondo il Collegio giudicante, l’amministrazione ha trascurato le valutazioni tecnico-scientifiche contenute negli atti istruttori così finendo con l’esercitare in modo non corretto il potere tecnico-discrezionale incorrendo nell’eccesso di potere.
Osserva il Collegio che il Governo non ha indicato e non ha assunto determinate evidenze scientifiche a supporto della decisione di imporre la mascherina anche in posizione statica non solo in merito alla sua efficacia ma anche dalle quali possa ritenersi scongiurato il pericolo che si verifichi un calo di ossigenazione per apparati polmonari assai giovani, causato dall’uso prolungato della mascherina, o che vi siano ricadute di tale imposizione sulla salute psico-fisica dei minori in una fase della crescita particolarmente delicata.

È molto importante, inoltre, evidenziare che la preoccupazione rispetto ad un rischio ipotetico come quello di contrarre l’infezione Covid-19 (patologia infettiva quasi del tutto ininfluente sui bambini in ordine a gravità e tranquillamente curabile attraverso le evidenti conoscenze scientifiche) certamente non può tradursi in eccesso di precauzione tralasciando i rischi connessi ad un utilizzo obbligatorio indiscriminato della mascherina stessa. Infatti, il Tar Lazio discorre sul finire della sentenza proprio su tali importanti concetti ponendo l’accento proprio sul fatto che il Governo non abbia rispettato il principio di proporzionalità e ragionevolezza nell’applicare la misura impositiva dell’uso della mascherina, figuriamoci poi se tale mascherina consista nell’uso della FFP2 mai omologata per i minori.

La sentenza del Tar Lazio del 19 febbraio 2021 n. 02102/2021 REG.PROV.COLL. – n. 09424/2020, non è mai stata impugnata e, pertanto, passata in giudicato spiegando definitivamente i propri effetti. Stessa cosa dicasi per la sentenza, sempre del Tar Lazio, del 09 agosto 2021 con cui il Collegio ha ribadito e richiamato i principi della precedente sentenza.

Il Governo, dopo tali sentenze non ha più imposto la mascherina a mezzo di DPCM, ma con Decreto-Legge, viziato anch’esso per le stesse ragioni per le quali era stata dichiarata l’illegittimità del DPCM del 03 novembre 2020, in quanto nessuna motivazione tecnico-scientifica è stata portata a supporto.
Il legislatore non ha tenuto conto di sentenze dello stato italiano passate in giudicato non rispettando il principio dell’indipendenza dei poteri dello Stato. Considerato che il Decreto-Legge non può essere impugnato direttamente dal cittadino se non con la possibilità di sollevare questione di legittimità costituzionale (impresa processuale assai complessa), la tecnica legislativa portata avanti con l’emanazione dei DPCM prima e l’approvazione di un Decreto-Legge poi, ha compromesso, se non addirittura neutralizzato gravemente e nella sostanza, il diritto di difesa del cittadino costituzionalmente garantito.

Il diritto di difendere i bambini dalla violenza dello Stato, è stato impedito dalla follia istituzionale agghindata con gli abiti (stinti) della democrazia.

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