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La scienza del potere e del dominio

Per un periodo della mia vita ho ritenuto le grandi religioni monoteistiche la causa dell’eclissi della ragione dell’individuo e, pertanto, delle peggiori barbarie che gli uomini abbiano perpetrato nei confronti dei propri simili in nome di un Dio: la persecuzione delle minoranze religiose, le crociate, l’inquisizione, il genocidio degli indigeni americani ecc. Con il fine di esportare la fede si sopprimeva la libertà di interi popoli e di tanti individui. Con l’avvento della scienza durante il periodo rinascimentale e poi del pensiero razionale con l’illuminismo, sono stato sempre più convinto che la storia dell’uomo abbia intrapreso quel giusto cammino di liberazione dal dogma religioso e dal buio della ragione. Ritenevo che credere in una divinità e far parte di un’organizzazione religiosa grande o piccola che sia non fosse altro che sintomo di debolezza interiore e ignoranza. L’uomo poteva diventare veramente libero ed emanciparsi dal dogmatismo solo con la razionalità e la scienza, scrollandosi di dosso le fantasticherie religiose. Se la religione rinchiudeva l’umanità nel dogmatismo, la scienza la liberava e la trasportava verso la conoscenza. Ma è stato veramente così? La modernità ha raggiunto questi alti obiettivi? L’individuo contemporaneo è consapevole ed emancipato?

L’umanità negli ultimi millenni si è sempre contraddistinta attraverso il rapporto tra potere e libertà, tra dominio e sottomissione, tra tiranni e sudditi.  Questo antico rapporto ha determinato guerre, stermini di massa, dittature e tanta follia. Il potere per giustificare se stesso dinanzi alla moltitudine obbediente e sottomessa, ha utilizzato vari stratagemmi e strumenti. Primo tra tutti la violenza, ma essa non è mai stata da sola sufficiente per soggiogare intere popolazioni. È stata utilizzata anche la suggestione attraverso cui, sfruttando bisogni biologici essenziali dell’essere umano come la paura e la necessità di sentirsi parte di un gruppo, sono state condizionate mentalmente intere masse di individui. Il potere ha sfruttato le credenze religiose per suggestionare, dominare e assumere il controllo, interpretando a proprio uso e consumo i testi sacri e le filosofie antiche, livellandole con delle ideologie precostituite. Pertanto, non sono le religioni in sé il problema ma l’uso che ne è stato fatto. La religione, o meglio, il bisogno esistenziale di trascendere se stessi, non è nato come strumento di potere, ma come necessità dell’individuo di liberarsi culturalmente dai propri istinti e della propria bestialità per ricercare quelle verità etiche ed oggettive che contraddistinguono la nostra specie dalle altre. Il bisogno di indagare la trascendenza nasce dall’esigenza esistenziale dell’uomo di prendere coscienza di se stesso e dei suoi limiti. Erich Fromm nel suo libro “Anatomia della distruttività umana” descrive molto bene questa nostra esigenza. Egli sostiene che la specie umana si caratterizza nella contraddizione che sorge tra i nostri deboli istinti e la nostra consapevolezza e in questa contraddizione costruiamo la nostra coscienza. Karl Jaspers nel suo testo “Senso e origine della storia” ritiene che in un dato spazio e arco temporale, si è determinato un asse (egli lo chiama periodo assiale) in cui la storia mondiale dell’uomo ha generato tutto quello che, dopo di allora, l’uomo ha potuto essere. Questo asse della storia appare situato fra l’800 e il 200 a.c. “Allora sorse l’uomo come oggi lo conosciamo…In questo periodo si concentrarono i fatti più straordinari”. In Cina vissero Confucio e Lao-Tse e sorsero le tendenze della filosofia cinese. In India apparvero le Upanishad e visse il Buddha. In Iran ci fu Zarathustra. In Palestina fecero la loro apparizione i profeti.

La Grecia vide Omero e nascere la filosofia occidentale. Prese forma la storia universale dell’uomo in quei pochi secoli quasi contemporaneamente in Cina, in India e nell’Occidente senza che nessuna di queste ragioni sapesse delle altre. In tutti e tre i mondi l’uomo prende coscienza di se stesso e ciò si svolse nella riflessione. “Il pensiero prese il pensiero ad oggetto” e l’uomo comprendendo coscientemente i suoi limiti si propose degli obiettivi più alti. Si manifesta idealmente l’uomo autentico che incatenato dagli stinti, solo parzialmente conscio di sé, anela alla liberazione attraverso l’ascesa verso l’idea, la meditazione, la conoscenza di sé e del mondo, nell’esperienza del nirvana, nell’armonia del tao o nell’abbandono alla volontà di Dio. Ci sono ampie differenze nei contenuti delle varie religioni e correnti filosofiche, “ma comune a tutte queste vi è il fatto che l’uomo si spinge oltre se stesso prendendo coscienza di sé come individuo…Quando il periodo assiale perse la sua creatività, nei tre regni della cultura sopravvenne un processo di fissazione dogmatica e di livellamento.” In contrasto con la ricerca della libertà e autonomia interiore, “l’occidente ha sviluppato l’estremo opposto nella forma di una pretesa alla verità esclusiva da parte delle religioni bibliche, compreso l’islam.”   

Il potere apprese subito che il bisogno religioso era un momento esistenziale dell’uomo molto importante e che poteva sfruttarlo a proprio vantaggio. Si accorse che gli individui erano pronti a sacrificare la loro vita in favore di un principio fideistico. Comprendendo ciò, il potere iniziò ad impadronirsi delle dottrine religiose e ad imporre verità dogmatiche non per elevare e migliorare l’uomo e la società, ma per dominare, sottomettere e controllare l’individuo violentandolo nel suo corpo e nel suo spirito. Nel medioevo questo voler imporre verità dogmatiche raggiunse punte estreme, infatti nella cultura medioevale le varie discipline erano considerate come ancelle della teologia tese a dimostrare la verità della fede. Con il rinascimento si assiste a una laicizzazione del sapere in cui le varie attività e discipline umane cominciano a rivendicare ciascuna la propria libertà operativa. Con l’illuminismo ci si vorrà definitivamente liberare delle frattaglie oscurantiste della fede per dar vita al secolo dei lumi: l’uomo risvegliato al pensiero razionale. Hanno inizio le grandi rivoluzioni e teorie scientifiche. La scienza tecnica e delle applicazioni realizzarono e continuano a farlo, tanti strumenti che consentono l’uomo di affrontare la propria vita in modo più ottimale ed efficiente, affrancandolo dal lavoro fisico e offrendo, anche per questo, una visione grandiosa del progresso. Cosa è accaduto in realtà? La modernità ha così tanto voluto chiudere in cantina il dogmatismo religioso che non si è accorta di legarsi mani e piedi ad una altro tipo di dogmatismo: quello scientista. La scienza è il contrario del dogma; la scienza è quella possibilità che ha l’uomo di cercare di comprendere la realtà continuamente. Le certezze scientifiche sono degli incerti crocevia che l’uomo attraversa per continuare a percorrere le strade della conoscenza. Noi, invece, siamo diventati adoratori della scienza, di una certa scienza, quella della tecnica. Abbiamo rimpiazzato gli antichi dogmi religiosi con le definizioni scientifiche. Per noi l’approccio scientifico è solo un nuovo modo di formulare dogmi. L’uomo medio considera lo scienziato una specie di sacerdote che ha una risposta a tutto sentendosi partecipe di questo nuovo dogma, la religione della scienza, che gli permette di esimersi dal ragionare con la propria testa.

Oggi la scienza dovrebbe assolvere il compito assolto qualche secolo fa dalla religione: fornire certezze assolute. La persona media e anche gli studiosi non sopportano l’incertezza. Per loro la scienza è diventata una nuova religione, una nuova conoscenza assoluta delle cose della vita, che dà loro quel senso di sicurezza fornito un tempo dalla religione. Al giorno d’oggi, l’uomo medio è diventato un consumatore di scienza. La gente è convinta che gli scienziati siano i sommi sacerdoti della scienza, e che abbiano una completa conoscenza del mondo. Ma quello che il profano e lo studioso intendono per scienza non è altro, in ultima analisi, che intelligenza manipolatrice. Così è ritenuto scientifico tradurre un problema psicologico in cifre astratte, ovvero quantificarlo e misurarlo, persino quando i dati sui quali ci si basa non hanno alcun significato. Si conferisce alla ricerca una parvenza di scientificità elaborando quei dati, tutt’altro che scientifici, con un metodo che si spaccia per scientifico solo perché opera con delle cifre. E’ un metodo che si finge scientifico. E’ sufficiente che i risultati siano ottenuti grazie a cifre o a metodi statistici per essere considerati scientifici. Mentre, dal punto di vista umano, l’approccio scientifico è la capacità di essere obiettivi, ovvero l’umiltà di vedere il mondo, le cose, gli altri e noi stessi così come sono, senza che i nostri desideri e i nostri sentimenti deformino la realtà. L’approccio scientifico implica la fiducia nella capacità della nostra mente di riconoscere la verità e la realtà, ma anche la costante disponibilità a modificare i risultati del nostro pensiero via via che si scoprono nuovi dati. Questo tipo di approccio è espressione di uno spirito di umiltà, obiettività e realismo

Questo travisamento e camuffamento del concetto di scienza fa comodo al potere che ha sostituito alla religione la parola scienza. Sono cambiate le parole e i comportamenti delle istituzioni, ma non è mutato il fine dei pochi e dei malvagi: il dominio sui molti! 

Così, oggi, in nome di una falsa scienza si sopprimono diritti e libertà costituzionali! 

In nome di questa scienza si illudono intere popolazioni!

In nome della scienza degli affari si distrugge la vita!

In nome del bene si fa del male!

Sul cinturone delle SS naziste (maledetti criminali) c’era scritto: 

“Dio è con noi”. 

Ma lo era? 

A chi pensa l’ardua sentenza.

Un commento

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