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UNA RIVOLTA SENZA PROTESTA: TUTTI AMANO IL GRANDE FRATELLO

Con il termine “mondo del dissenso” sono stati etichettati quei movimenti spontanei, più o meno organizzati, che per due anni hanno cercato di contestare le misure normative imposte dallo Stato italiano per il contenimento della pandemia Covid-19. Dinanzi ad imposizioni statali sproporzionate ed illogiche rispetto ad un’infezione dalla bassa letalità, molte persone che riconoscevano tali assurdità, prive di riferimenti politico/culturali e di palinsesti televisivi che favorivano un dibattito ed un pluralismo comunicativo trasparente e democratico, si sono rivolte a quello che più di immediato era disponibile: il web.

YouTube è stato preso letteralmente d’assalto da milioni di persone che hanno trovato dei riscontri alla loro angoscia e allo stordimento. Tra professionisti, politici, professori e gente comune sono nati delle vere e proprie celebrità del web diventando, a loro volta, punto di riferimento per tantissima gente. I cittadini che scorgevano l’inganno del racconto pandemico, essendo stati lasciati soli dalle istituzioni, anzi vessati da quest’ultime, si sono gettati tra le braccia di questi personaggi del web, così come la maggior parte dei cittadini si sono affidati alle viro-star della televisione. Un altro fenomeno creatosi in seno a questo sentimento di protesta, è stata la creazione di infinite chat Whatsapp e Telegram, unitamente alle pagine Facebook, con altrettante infinite discussioni e condivisioni di “post” e “link” che con un comodo click si diffondevano meglio e più velocemente di un virus.

Poi ci sono state le manifestazioni di piazza e l’organizzazione di azioni giudiziarie collettive contro soprattutto l’obbligo vaccinale e del green-pass. Alcuni movimenti di protesta si sono presentati attraverso la forma partito e hanno partecipato alle scorse elezioni politiche del 25 settembre 2022. Questi partiti non sono riusciti ad unirsi, anzi hanno dato vita a contenitori politici presi d’ostaggio dal culto della personalità e da una esasperata autoreferenzialità.

In estrema sintesi, tutto questo ha permesso a migliaia di cittadini di ritrovarsi insieme, realizzare anche piccole comunità attive sui rispettivi territori con lo scopo di lottare contro la soppressione dei diritti e libertà fondamentali. Nello stesso tempo, queste proteste si sono rivelate sterili, irrilevanti ai fini del risultato e, soprattutto, funzionali al sistema: l’ideologia scientista imperante dal 2020.

Molte persone hanno trovato un rifugio, delle rassicurazioni, hanno anche incontrato piccoli gruppi in cui sentirsi ascoltati e quasi protetti dalla follia che imperversava dentro e fuori le istituzioni. Quest’ultime diventavano un rullo compressore che schiacciava la libertà attraverso una propaganda martellante e la collaborazione delle forze dell’ordine capaci anche di arrestare un non vedente che non indossava la mascherina e di inseguire, durante il così detto lock-down, persone che completamente sole camminavano in spiaggia. I bollettini di “morte” venivano comunicati da Giuseppe Conte in prima serata e direttamente dentro i soggiorni e le cucine delle famiglie italiane gettando, in tal maniera, nel panico sia coloro che credevano alla pandemia sia coloro che assistevano in diretta alla perdita dei nostri diritti fondamentali.

Il disorientamento, la frustrazione, la solitudine sono state le prime manifestazioni emotive che hanno colpito l’individuo ed è per questo che è stato spinto a cercare affidamento in qualcosa o qualcuno che confermasse i suoi dubbi e che si facesse carico di un forte risentimento personale. I numerosi personaggi del web hanno ricoperto questo ruolo, quasi materno, rassicurando e sostituendosi al cittadino deluso e confuso dinanzi alla forza bruta del potere. Molte risposte e chiarimenti medici sono stati divulgati attraverso i social, ma ben presto il tutto si è trasformato in un grosso calderone al cui interno entrava tutto e il contrario di tutto e le evidenze scientifiche unitamente a sane riflessioni si confondevano con vere e proprie teorie bizzarre accompagnate da un esasperato complottismo e manie persecutorie.

Sono nati veri e propri movimenti leaderistici e carismatici, più o meno organizzati, che hanno palesato sin da subito una attitudine a isolarsi dal contesto sociale nel quale erano e sono inscritti, a mantenere con esso forme di contrapposizione e di perenne conflitto allontanando pericolosamente il cittadino dal mondo-istituzionalizzato e rinchiudendolo nello stadio della tifoseria del rancore e della confusione. Tale allontanamento dalla società e da una elaborata lettura critica di essa, è risultato soprattutto evidente durante la campagna elettorale dove le così dette forze anti-sistema erano solamente riconoscibili politicamente dagli aderenti stessi, ignorati dal resto della società e la loro autoreferenzialità è stata una gabbia comunicativa e il motivo della mancata unione.

La gente che confluiva in tali contenitori, soprattutto nei canali YouTube, criticava duramente il conformismo di massa, ma ricreava, in piccolo, gli stessi meccanismi di omologazione. Infatti non c’era l’analisi dei discorsi offerti da quello o quell’altro personaggio del web, ma l’affidamento cieco ed emotivo alle iperboli, ai voli pindarici di queste web-star. Altra questione da evidenziare è la falsa autopercezione che molti cittadini avevano dell’area del dissenso considerando e sopravvalutando erroneamente la protesta come molto estesa e sentita a livello nazionale, ingannati proprio grazie alle categorie della spettacolarizzazione e della semplificazione che anche i personaggi del web producevano alla stessa stregua del mondo televisivo.

Dentro tutto questo vociare ci sono state personalità (pochissimi) che hanno cercato di proporre ragionamenti e riflessioni sensati e agganciati al principio di realtà, ma il cittadino, non avendo strumenti culturali e cognitivi adeguati perché da tempo atrofizzato nel pensiero, non è riuscito (e non riesce ancora) a distinguere i contenuti genuini e autentici da quelli vuoti e falsi. Alla fine si potrebbe sostenere che il pensiero emotivo e il sentimentalismo hanno prevalso sul giudizio critico.

Incredibilmente, il cittadino che credeva di protestare si legava mani e piedi a contenuti irrazionali che ben si nascondevano dietro una facciata di falso realismo. Ciò che agli occhi del “dissidente” rendeva questi discorsi razionali (falsamente) era l’apparente volontà di protestare e contestare, a prescindere dai contenuti espressi. Quando un discorso è autentico e genuino? Quando l’obiettivo è quello di rendere il cittadino autonomo e non legato emotivamente al messaggio in sé.

L’obiettivo di chi protesta contro una pandemia dell’immaginazione dovrebbe essere quello di fermare l’avanzata dell’irrazionalità dentro e dalla società, allora risulta chiaro ed evidente che proprio della società ci si dovrebbe occupare, ad iniziare da una sua analisi attenta e dettagliata e dal confronto con essa. Senza diagnosi non può esserci una prognosi. Ma quello che ancora oggi il cittadino propone come forma di protesta è la fuga dalla società stessa. Esempio emblematico di ciò sono i numerosi gruppi che propagandano la costruzione di società parallele. Ma quello che accade è che ci si chiude dentro una bolla di pseudo-protezione di gruppo (soprattutto virtuale) alimentando il fenomeno delle camere dell’eco.

Riporto una definizione di camere dell’eco (dall’inglese echo chamber, ‘cassa di risonanza’) presa dal vocabolario online Treccani: “Nella società contemporanea dei mezzi di comunicazione di massa, caratterizzata da forte interattività, situazione in cui informazioni, idee o credenze più o meno veritiere vengono amplificate da una ripetitiva trasmissione e ritrasmissione all’interno di un ambito omogeneo e chiuso, in cui visioni e interpretazioni divergenti finiscono per non trovare più considerazione. Questo risultato è particolarmente importante perché dimostra chiaramente come la tendenza ad aggregarsi con persone con le stesse attitudini e interessi sia un processo determinante sia nel rinforzare l’echo-chamber sia nel determinare la dimensione di un processo virale. Quindi, il numero di persone coinvolte in un processo virale è strettamente collegato alla dimensione dell’echo-chamber di cui fa parte. (Walter Quattrociocchi e Antonella Vicini, Misinformation. Guida alla società della disinformazione e della credulità, Franco Angeli ed., 2016, p. 76). Gli anglosassoni parlano di “camere dell’eco” (echo-chambers). Un bell’articolo dell’Independent descrive perfettamente il fenomeno delle echo-chambers, dove non esiste la verità dei fatti, perché ciascuno ha selezionato e riceve solo le notizie e i commenti con i quali concorda a priori. (Annamaria Testa, Internazionale.it, 22 novembre 2016, Opinione)”.

In letteratura scientifica si chiama “pregiudizio di conferma”. Tutti quanti noi, proprio perché siamo assediati da milioni di informazione, abbiamo bisogno di rassicurazioni e quindi tendiamo a fidarci soprattutto di quello che conosciamo meglio e che possa, soprattutto, alimentare la nostra autostima in termini di facile ed immediata comprensione del problema. Se le informazioni assunte sono semplici, molto semplici, allora la nostra autostima ne riceve immediatamente un beneficio perché crediamo di aver ben compreso un problema che in realtà, invece, presenta molte complessità, come quello dell’ingegneria sociale che ha permesso a milioni di persone di essere soggiogate da una manipolazione comunicativa. Attribuiamo in questo modo credibilità ad una fonte soltanto perché ci dice una cosa che noi vogliamo sentirci dire a prescindere se tale informazione sia vera o falsa.

Dinanzi alla frammentazione e al bombardamento informativo, il bisogno di rassicurazione e di uscita dall’isolamento morale e dalla confusione ha indotto tante persone a rifugiarsi in queste camere dell’eco, in queste bolle dis-informative in cui ci si compiace a vicenda. Cosa si può dedurre da tutto questo: che il cittadino è preda di questa degenerazione del consumo informativo, anche quello che ha cercato di dissentire contro le misure estreme del Governo sulla questione pandemica. Anziché procedere nel tentare di trasformare la società per condurla verso le strade delle scelte consapevoli, ci si è allontanati dalla possibilità di incidere su di essa, chiudendosi in un conformismo al contrario. E’ una forma di razionalizzazione e sublimazione del senso di impotenza e irrilevanza che avverte il cittadino e che il potere, abilmente, ha alimentato da decenni.

L’individuo del XXI secolo che ha creduto di dissentire, si è allontanato anch’egli dalla produzione di un pensiero autonomo e realmente critico, affidandosi alla semplificazione e alla banalizzazione dei discorsi dove l’opinione e i gusti personali hanno avuto la stessa legittimità della verità, della logica e del buon senso. Piuttosto che affidarsi al proprio intelletto e approfondimento, all’autorità della propria coscienza, ci si affida a quello che tocca le corde emotive, ai bei discorsi, a chi grida di più e meglio e come scriveva Herbert Marcuse in “Lezioni americane”, ad una svolta esclusivamente intimistica.

Scrive Erich Fromm in “Dalla parte dell’uomo”: “Il motto dell’Illuminismo, “osa conoscere”, che implica “fidati della tua conoscenza”, è diventato l’incentivo degli sforzi e delle conquiste dell’uomo moderno. Il crescente dubitare dell’autonomia e della ragione ha condotto ad una condizione di confusione morale, in cui l’uomo è rimasto privo della guida sia della ragione che della rivelazione. Ne risulta l’accettazione di una posizione relativistica, la quale propone giudizi di valore e le norme etiche siano esclusivamente questioni di gusto personale, o di preferenza arbitraria, e che in questo campo nulla possa affermarsi in modo obiettivamente valido. Ma poiché l’uomo non può vivere senza valori e senza norme, tale relativismo lo rende facile preda dei sistemi irrazionali di valori” (pag. 14-15).

Perché i movimenti di protesta così come declinati sopra sono stati, allora, funzionali al sistema? Perché la protesta non è stata frutto di una nuova visione del mondo e di una proposta di cambiamento, ma di un atteggiamento di rivolta contro una componente del sistema e non del sistema in quanto tale, una rivolta a difesa di una posizione personale e non di una liberazione comunitaria. L’obbligo vaccinale e tutte le misure repressive innestate dal sistema giuridico dal 2020 sono l’effetto di cause ben più profonde che arrivano da lontano. “Il Corona-1984 era già presente nella società ancor prima di esserci e lo era nella forma della passività democratica, dell’accettazione di strutture autoritarie, irrazionalismo e gregariato.” (Sergio Caldarella in “Beffe e beffatori in Nome di una Crisi”, pag. 183)

Ed ecco che allora la protesta si è così rivelata come un grande falò intorno al quale molti si sono raccolti, hanno ballato e mangiato, ma che ha distolto l’attenzione dalla domanda principale e più importante: come è possibile che il cittadino di quest’epoca non sia mai insorto e non si sia sentito indignato dall’irrazionalità della società già presente molto prima del 2020? Anche adesso che il nuovo Governo a guida di Giorgia Meloni sembri stia ponendo termine all’emergenza sanitaria, il cittadino non scende in piazza, non si indigna e non si ribella contro questa società delle diseguaglianze, dell’ansia e della depressione, della guerra, della morte dello spirito. Costui è finalmente libero di andare nei centri commerciali, di lavorare, di andare in palestra e in pizzeria, di andare allo stadio a tifare un pallone, di essere nuovamente un pezzo di qualcosa, un ingranaggio lucido e funzionante.

Chi ha protestato in questi due anni non ha vinto, ma alla fine ha ottenuto quello che voleva, cioè essere nuovamente accolto nel sistema, perché “tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta è finita”, finalmente tu dissidente puoi ritornare dal Grande Fratello. Tutti amano il Grande Fratello. Tutti quanti noi fuggiamo dalla libertà, è troppo pesante sopportarla perché non siamo stati educati a viverla con pienezza. Anzi, non sappiamo neanche riconoscerla, ma solo declinarla nei termini suggeriti dall’industria culturale.

Proporre e discutere di soluzioni economiche per porre rimedio al declino della nostra democrazia, non è più sufficiente, non è mai stato sufficiente. Fondamentale è accompagnare l’analisi economica con quella sociologica e psicologica. Come non è possibile accorgersi che il cittadino è sull’orlo della disperazione anche se dietro la facciata di una certa soddisfazione e ottimismo? Se l’unica soddisfazione conosciuta durante la propria vita è quella materiale, vuol dire che anche la protesta costruita dentro questo sistema dei consumi, attraverso l’industria culturale, si perderà nella materialità e si dissolverà dentro il sistema stesso. La voglia e il desiderio di libertà, la libertà di essere se stessi, implica necessariamente lo studio della situazione umana.

Mentre la follia che governa oggi il mondo conosce molto bene la nostra natura ed è proprio su di essa che attecchisce attraverso lo stupro dell’intimità della nostra mente, l’individuo non si conosce, non conosce la struttura della propria personalità. La nostra Carta costituzionale pone lo sviluppo della persona umana quale punto di partenza per la realizzazione di una società democratica, ma se nella nostra cultura vediamo milioni di persone dedicarsi all’attingimento del successo e del prestigio, alla devozione di sistemi totalitari di conquista e di dominio, all’intrattenimento della dimenticanza di sé, ebbene questo cittadino non riuscirà a protestare perché sarà monco non solo di un pensiero autonomo e critico, ma della capacità di produrlo.

Come scriveva sempre Erich Fromm nel suo fondamentale testo “Fuga dalla libertà”, la comprensione dei motivi della fuga totalitaria dalla libertà è premessa a ogni azione che miri alla vittoria sulle forze totalitarie.

Articolo disponibile anche sul sito informazionecattolica.it

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