«Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro».
Isaia 5,20:
Viviamo in un tempo in cui le evidenze e i fatti sembrano aver ceduto il passo alle narrazioni. Non conta più ciò che è accaduto, ma il racconto che riesce a imporsi; non ciò che può essere verificato, ma ciò che suscita l’emozione più forte. Le immagini diventano argomenti, gli slogan prendono il posto delle domande e anche le menzogne, se ripetute abbastanza, finiscono per essere accolte come verità. È anche per questo che, per me, diventa sempre più difficile vivere il presente. Il 24 settembre, a Bari, un corteo ha attraversato le vie del centro portando il «Sudario delle bambine e dei bambini di Gaza»: un lungo telo con i nomi, scritti a mano, di oltre 18 mila minori indicati come uccisi nella Striscia dal 7 ottobre 2023 a maggio 2025. È proprio quella data ad avermi colpito: dal 7 ottobre. Quel giorno migliaia di mostri islamici di Hamas uscirono proprio dalla Striscia di Gaza ed entrarono in Israele con l’unico intento di massacrare gli ebrei. Non avevano obiettivi militari da attaccare, ma solo gente inerme: donne stuprate, persone decapitate e uccise brutalmente, bambini assassinati volontariamente. Il 7 ottobre a morire furono solo bambini ebrei! Israele impiegò diversi giorni prima di attaccare i terroristi nella Striscia di Gaza: non i civili, ma i terroristi che minacciavano di entrare nuovamente in azione e uccidere altri cittadini ebrei. Israele non attacca i civili, ma solo obiettivi militari; eppure questo non viene raccontato. Ricordare i bambini morti a Gaza è, a mio avviso, alla stessa stregua delle accuse rivolte agli ebrei di avvelenare i pozzi o di commettere «omicidi rituali». Quest’ultima accusa, a partire dal Medioevo, colpì le comunità ebraiche europee: si attribuivano loro presunti infanticidi di bambini cristiani, compiuti secondo modalità che richiamavano la Passione di Cristo, riproducendone la tortura e la crocifissione. Nel corso del XIII secolo, a questa accusa si aggiunse quella di cannibalismo: non più soltanto il presunto sacrificio, ma anche il sangue della vittima sarebbe stato necessario agli ebrei per celebrare il rito.
I bambini di Gaza rappresentano lo stesso tipo di narrazione, la nuova menzogna, l’ennesima, usata per odiare gli ebrei. E lo si fa come si è sempre fatto: nella convinzione che la menzogna corrisponda alla verità, che il male corrisponda al bene e che il genocidio nazista degli ebrei durante la Shoah fosse cosa buona e giusta, necessario a liberare il mondo dal sangue ebraico. Come si può invocare la buona fede quando ci si lascia trascinare fino all’orlo dell’orrore? La buona fede non assolve chi smette di interrogarsi, chi rinuncia a vedere ciò che ha davanti. Anche i peggiori crimini della storia hanno trovato persone convinte di essere dalla parte del bene. È questo che mi atterrisce: la facilità con cui una coscienza può sentirsi giusta mentre precipita nell’abisso.