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C’è stato un tempo in cui ho approfondito (per quello che ho potuto) le differenze dottrinali tra il cattolicesimo e il culto dei Testimoni di Geova. Quello che si aveva di fronte era in primis un un testo biblico palesemente contraffatto dalla Watchtower di Brooklyn: nei passi carichi di dottrina c’era una manomissione evidente alla traduzione del testo biblico proprio al fine di costruire una ideologia a prescindere dal sacro testo, anzi il geovismo si mimetizza dietro la Bibbia per poter dirigere un messaggio escatologico ergendosi a unico depositario della verità biblica. Poi c’erano le tecniche di manipolazione mentale tipiche di ogni setta con cui venivano circuite le persone a credere e fidarsi di ogni cosa che la società per azioni “Watchtower” proclamava, nonostante le incongruenze, contraddizioni e falsi storici. Convincere un Testimone di Geova a rinnegare il proprio credo sulla base anche di evidenze documentali e logiche è un’impresa quasi impossibile. Stessa dinamica per il credo nel covid-1984 e nella “Palestina libera”. Quest’ultimi sono autentici culti settari (ma su scala globale) che vengono spinti mentalmente nonostante i fatti e la logica affermino il contrario. Pertanto, alla stessa stregua dei seguaci del geovismo, non è possibile in alcun modo far rinsavire alla ragione gli adepti dei suddetti nuovi culti. I fuoriusciti dalla setta geovista hanno percorso inizialmente da soli il dubbio. Quindi, l’intento di quello che si fa qui e dello scritto che seguirà non ha il fine di convincere chi è, ahimè, indottrinato nel profondo dall’industria culturale, ma quello di testimoniare la verità e di difendere la libertà e i diritti universali dalla sopraffazione del collasso cognitivo. > LANTERNE: Dal 16° al 19° i viaggiatori dall’ Occidente in Palestina lasciarono diari e cronache di quanto vi vedevano. In tutti i resoconti il tormentone è la tetraggine: Terra deserta, negletta, abbandonata, desolata, caduta in rovina. “Non esiste un sol villaggio per l’intera sua estensione (la Valle di Jezreel), nessuno, per 30 miglia in ogni direzione; puoi cavalcare per dieci miglia qui attorno, e non veder neanche dieci esseri umani… Nazareth è abbandonata, Gerico cade a pezzi e giace in polvere, Betlemme e Betania, nella povertà e nell’ umiliazione, inabitabili da qualsivoglia creatura vivente.Un Paese desolato, il cui suolo è abbastanza ricco, ma è completamente abbandonato alle erbacce. Un’estensione silente dolente, una desolazione. Per tutta la strada non abbiamo mai visto un essere umano. Già è molto vedere da qualche parte un albero, un cespuglio. Persino l’ albero dell’ ulivo, e il cactus, quei rapidi amici d’un terreno che non val niente, avevano quasi abbandonato il Paese. Di tutte le terre esistenti per scenari tetri, la Palestina dev’esser il principe. Le colline sono sterili e morte; le valli, deserti brutti, [abitati] da sciami di mendicanti con malattie e malformazioni orrende. La Palestina è a terra, stracci e cenere, desolata e repellente”(testimonianza diretta di Mark Twain, Gli innocenti all’ estero, 1867). Esistono fotografie che risalgono al 19° Secolo, e agli inizi del 20° che documentano lo sviluppo della Palestina: dal desolato paesaggio pre-sionistico riferito dai viaggiatori, alla verde terra fertile che gl’immigrati ebrei vi avevano creata.

http://www.eretzyisroel.org/%7Edhershkowitz/index.html 

Esse dimostrano come gli industriosi sionisti resero ubertose le quasi deserte plaghe e le misero in grado di dare sostegno e sostanza alle ondate di ebrei e di arabi che arrivarono in Palestina nei successivi decenni. Smantellare gli insediamenti ebraici nell’antica terra di Giudea e Samaria equivarrebbe ad una pulizia etnica di tipo nazista. E’ interessante che nessuno parli di smantellare gli insediamenti arabi in terra d’Israele (lo Stato di Israele ospita e integra al proprio interno tutte le etnie e culti religiosi al contrario della maggior parte dei Paesi Islamici), che occupa appena lo 0.04% del Medio Oriente, e che invece si accusi Israele di pulizia etnica.

P.S. Il popolo palestinese è un’invenzione politica dopo la guerra dei sei giorni del 1967. Prima non esisteva (e non esiste) un popolo palestinese ma arabi sul territorio.

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